LA BRAMEA
farfalla endemica dell’Italia meridionale
Nell’area del Vulture, sin da un’epoca remota come quella del Miocene (periodo geologico che va dai 50 ai 3 milioni circa di anni fa) e prima ancora della formazione del vulcano Vulture (avvenuta nel Pleistocene fra i 750 e i 730 mila anni fa), fino ai giorni nostri vive la Bramea, una specie di falena.
La sua scoperta è stata del tutto casuale, ma la segnalazione e classificazione della specie ufficialmente risale al 1963 grazie all’entomologo altoatesino Federico Hartig. Quest’ultimo era solito soggiornare a Monticchio e dintorni per le sue esplorazioni con particolare riferimento allo studio dei lepidotteri (farfalle e falene). Durante una di queste missioni, nella zona delle Grotticelle, insieme allo studioso di entomologia dell’Università di Roma, sig. Giuseppe Crivaro, si trovò a descrivere una nuova specie di falena appartenente alla famiglia delle Brameidi, specie fino ad allora segnalata solo in Asia ed Africa (Giappone, Corea, Cina orientale e settentrionale, India, Amur, Caucaso, Cilicia ed Etiopia). Ciò pose un problema di tipo biogeografico e biologico, poiché tutte le specie appartenenti a questa famiglia vivono nelle regioni caldo-umide con frequenti precipitazioni piovose. Ma la Bramea di Monticchio ha delle caratteristiche nei disegni che solo parzialmente possono essere riscontrate nelle altre specie asiatiche. Solo dopo un’attenta e minuziosa descrizione nei particolari e dopo aver ipotizzato che potesse trattarsi di un relitto assai antico protetto dalla montagna del Vulture, il conte Hartig comunicò la sua sensazionale scoperta all’amministrazione delle foreste demaniali presente al tempo.
La scoperta della Brahmaea europaea determinò un grandissimo interesse per la scienza, venendo riconosciuta come un vero e proprio vanto per l’entomologia a livello mondiale. Il nome scientifico oggi universalmente riconosciuto è Acanthobrahmaea europaea H. (àkantha dal greco significa “spina”), dovuto agli studi sul ciclo biologico della specie condotti dallo studioso Sauter che, osservando dei processi spinosi lungo l’esoscheletro e alcune caratteristiche nelle nervature alari, istituì il genere Acanthobrahmaea.
Nel 1971, venne istituita la Riserva Naturale Orientata di Grotticelle che oggi ha un’estensione di 209 ettari e ha come finalità principale quella di tutelare l’habitat forestale a cui si deve la sopravvivenza della Bramea la quale, dunque, gode di una protezione indiretta. L’habitat forestale fondamentale per la Bramea è rappresentato da boschi meso-termofili in cui a regnare sono le Oleaceae. La falena si nutre di frassino meridionale, ma in caso di mancanza, trova ripiego nella fillirea e nel ligustro. Il suo ciclo biologico è annuale con un’unica generazione:
- allo stadio giovanile è una larva piccola, nera, totalmente cieca ed estremamente vorace;
- man mano che cresce effettua delle mute (nello specifico 4) passando per 5 stadi larvali;
- raggiunto l’ultimo stadio larvale, in forma gregaria, scende dagli alberi e va alla ricerca di un luogo idoneo dove incrisalidarsi (solitamente sotto uno strato di terriccio che garantisca una certa umidità o un cumulo di foglie e muschio);
- all’interno del bozzolo ci passa tre intere stagioni in diapausa (estate, autunno e inverno) fino a quando nella primavera dell’anno successivo, di notte, la Bramea sfarfalla dando vita all’esemplare adulto;
- questo in questa fase non deve nutrirsi, ma sopravvive pochi giorni solo per riprodursi. I maschi percepiscono l’odore di feromoni rilasciati dalle femmine attraverso una ghiandola posta sotto l’addome e così si formano le coppie che durante l’accoppiamento possono rimanere attaccate anche tutta la notte. Nelle ore successive il maschio muore, mentre la femmina inizia l’ovideposizione delle uova che vanno da un minimo di 50 a un massimo 80-100, per poi morire anche lei.
Oggi la Riserva di Grotticelle è visitabile, anche accompagnati da guide ambientali locali autorizzate, previa comunicazione al reparto biodiversità dei Carabinieri Forestali di Potenza. È severamente vietato l’accesso dopo il tramonto e durante il periodo di riproduzione della falena (da fine marzo a metà aprile circa).

