BOTANICA E VEGETAZIONE
Il complesso vulcanico del Vulture, grazie alla sua variegata geo-morfologia e al notevole dislivello altitudinale dall’Ofanto (circa 300 m) fino alla vetta più alta (1326 m), ospita tipi vegetazionali molto diversi. In base alla collocazione della vegetazione possiamo distinguere formazioni:
- Zonali: tipi di vegetazione associabili a determinate condizioni ambientali (ed è il caso dei querceti, delle faggete o abetine);
- Azonali: tipi vegetazionali che non seguono un gradiente altitudinale, ma che si avvantaggiano di una specifica componente ambientale, ad esempio l’acqua (ed è il caso della vegetazione igrofila come salici, pioppi o ontani);
- Extra-zonali: vegetazione che si trova in una zona non tipica in cui si creano delle condizioni particolari che soddisfano le esigenze delle specie di cui si compone (ad esempio la faggeta di bassa quota con agrifoglio che si avvantaggia del ristagno di masse d’aria umida).
Alla vegetazione spontanea si alternano anche vigne, seminativi e uliveti.
Alle quote inferiori (valle dell’Ofanto, versanti meridionali della Riserva di Grotticelle e alcune aree lungo la Fiumara di Atella) troviamo una macchia mediterranea arbustiva fatta di sclerofille (piante dalle foglie sclerotizzate, ovvero indurite a causa di condizioni di marcato stress idrico e forte irraggiamento solare) ed è possibile rinvenire specie come: fillirea, alaterno, terebinto, marruca, ginestra, vescicaria, ligustro e viburno. Salendo di quota la vegetazione inizia a comporsi di forme arboree termofile come l’acero trilobo o minore, roverelle e carpino orientale.
Nella fascia collinare, quella compresa fra i 600 e i 900 m circa, la specie che regna incontrastata è la quercia caducifoglia declinata nelle specie del cerro (che domina le aree un po’ più umide o con substrato caratterizzato dalla presenza di argilla) e della roverella (più competitiva nelle aree assolate e con suoli più aridi) a cui si mescolano anche il farnetto (indicatore di presenza di sabbia), la rovere meridionale ed il leccio, una quercia sempreverde che si insedia prevalentemente sulle rupi, arrivando anche a contatto con la faggeta.
Nella fascia di distribuzione delle querce si mescolano anche altre latifoglie come il tiglio, il carpino, l’orniello, il frassino, l’acero, il sorbo domestico, il ciavardello e l’olmo. Alcuni versanti della montagna sono ricoperti da conifere di origine artificiale (cedri, pini e abeti di Douglas), mentre sulla vetta in cui si trova il Rifugio Monte Vulture si conserva un piccolo nucleo di larici. Ma la specie principe che rende paesaggisticamente riconoscibile il Vulture è il castagno: esso ammanta una superficie notevole all’interno della caldera del Vulture e la domina perché favorito e coltivato dall’uomo per il grande interesse economico legato ai suoi frutti e al suo legno. Alle quote superiori si trovano faggete, ma anche nuclei di abete bianco, specie notoriamente presente nell’area del Vulture, ma ad oggi la sua presenza è più che altro legata ad un’opera di rimboschimento.
Sulle sponde circostanti i laghi, cresce una lussureggiante vegetazione arborea igrofila rappresentata dall’ontano nero, salice, pioppo, ciliegi, olmi etc. Non mancano specie come la robinia, l’ailanto, sofora giapponese, vite americana, pioppo americano, ligustro lucido e in particolare si registra solo sul perimetro del lago grande un popolamento di cipresso calvo, specie introdotta negli anni ’50 del Novecento per il contenimento delle rive. Nonostante sia una specie esotica, oggi per l’area di Monticchio è parte integrante del paesaggio e la sua diffusione lungo le sponde del lago va costantemente monitorata. Lungo il lago grande di Monticchio troviamo, inoltre, una vegetazione che si sviluppa formando delle cinture attorno il perimetro composta da cannuccia di palude e tife, a cui si mescolano il coltellaccio maggiore, il falasco, il carice maggiore, il falso cipero, lisca lacustre e giunchi. Sugli isolotti che si formano per la decomposizione dei rizomi delle cannucce di palude e delle tife, (i c.d. “aggallati”), si insediano piante quali la menta acquatica, il piede di lupo, la dulcamara, epilobi, canapa acquatica etc. Ma la vera regina indiscussa dell’ambiente lacustre di Monticchio è la ninfea bianca, che radica anche fino a 4 m di profondità ed occupa una superficie ragguardevole nel lago grande di Monticchio.


