Monte Vulture e Laghi di Monticchio:

un patrimonio naturale unico in Basilicata

Il territorio del Monte Vulture e dei Laghi di Monticchio, nel cuore verde della Basilicata, rappresenta uno scrigno di biodiversità straordinaria. Questa antica area vulcanica, un tempo riserva di caccia imperiale, fu celebrata già nel XIII secolo da Federico II di Svevia, che ne esaltava la ricchezza di fauna e la bellezza selvaggia. Oggi, grazie alla tutela ambientale e all’istituzione del Parco Naturale Regionale del Vulture, la natura ha ritrovato il suo equilibrio, e molte specie animali sono tornate a popolare boschi, acque e praterie, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva tra natura, storia e paesaggi incontaminati.

La varietà degli habitat – dalle faggete di alta quota alle rive lacustri, dai torrenti alle radure – favorisce la presenza di una fauna straordinariamente varia. Nei boschi non è raro imbattersi nei cinghiali e nelle volpi, che si aggirano lungo i sentieri al crepuscolo. Più difficili da scorgere, ma affascinanti per chi ama l’osservazione naturalistica, sono il tasso e l’istrice, notturni e schivi. Tra i piccoli carnivori, la faina è ancora piuttosto comune, mentre la donnola e la puzzola europea sono ormai rare. Simbolo della rinascita ambientale del Vulture è la lontra, elegante e furtiva cacciatrice che torna a vivere lungo i laghi e i corsi d’acqua puliti della zona.

Nel fitto delle foreste, di notte, si muovono il ghiro e il moscardino, piccoli roditori che annunciano con i loro movimenti la vitalità del sottobosco. Anche i pipistrelli, preziosi alleati nella lotta agli insetti, trovano rifugio tra le cavità degli alberi e le grotte di origine vulcanica: tra le specie più comuni, il vespertilio maggiore e il pipistrello di Savi.

L’acqua che dà vita: laghi e zone umide

I Laghi di Monticchio, tra i più suggestivi della Basilicata, rappresentano un ecosistema vitale per molte specie acquatiche e migratorie. Sulle loro sponde si muovono aironi cenerini, cormorani, tarabusini e la rarissima cicogna nera, che qui trova uno dei pochi siti di nidificazione in Italia meridionale. Tra i canneti, si nascondono il porciglione, la gallinella d’acqua, il pendolino con i suoi nidi intrecciati e la cannaiola, che riempie l’aria di canti estivi.

Questi ambienti umidi ospitano anche una straordinaria varietà di anfibi e rettili. La raganella italiana, con il suo canto melodioso, annuncia la primavera, mentre il tritone crestato italiano compie affascinanti danze di corteggiamento nei laghetti e nelle pozze temporanee. L’ululone appenninico, con il suo ventre giallo acceso, è un piccolo gioiello biologico da proteggere, così come la salamandrina dagli occhiali meridionale, specie endemica minacciata dai cambiamenti climatici e dalla perdita di habitat.

Nei pressi dei laghi è facile osservare la natrice dal collare, abile nuotatrice a caccia di rane, e il maestoso cervone, il serpente più grande d’Italia, innocuo ma impressionante nella sua eleganza. Non mancano il ramarro e la lucertola campestre, abitanti comuni delle aree più soleggiate.

Sotto la superficie dei laghi vive un mondo altrettanto ricco. Tra le specie autoctone si trovano il cavedano, la tinca, l’alborella meridionale, l’anguilla e il raro granchio di fiume, oggi sempre più difficile da osservare nei corsi d’acqua italiani. Tuttavia, la presenza di specie alloctone, come il siluro e il gambero rosso della Louisiana, introdotte dall’uomo, minaccia l’equilibrio ecologico, riducendo la biodiversità e alterando gli habitat originari.