I Laghi di Monticchio:

gemme d’acqua nel cuore del Vulture

Nel cuore verde della Basilicata, ai piedi del Monte Vulture, si trovano due perle naturali che affascinano viaggiatori, studiosi e amanti della natura: i Laghi di Monticchio, autentici gioielli di origine vulcanica immersi in una cornice di boschi rigogliosi. L’acqua, da sempre elemento vitale di questo territorio, ha modellato il paesaggio e contribuito a rendere il Vulture uno dei bacini idro-minerari più importanti d’Italia, ricco di sorgenti, fonti e falde che alimentano una biodiversità unica.

I due laghi craterici, Lago Piccolo e Lago Grande, si sono formati circa 140.000 anni fa a seguito di un’eruzione freato-magmatica — un’esplosione tra acqua e magma che diede origine a due conche naturali spettacolari, separate oggi da un istmo di appena duecento metri. Pur vicinissimi, i due bacini presentano caratteristiche geologiche e ambientali differenti, offrendo ai visitatori paesaggi e suggestioni diverse in ogni stagione.

Il Lago Piccolo: profondità e mistero nel cuore del cratere

Il Lago Piccolo di Monticchio colpisce per la sua forma a “imbuto” e per la straordinaria profondità — circa 44 metri — che si raggiunge già a pochi passi dalla riva. Le sue acque, costantemente alimentate da sorgenti sotterranee, come la famosa polla di San Michele, situata proprio sotto l’Abbazia di San Michele Arcangelo, restano fresche e limpide tutto l’anno. È un lago meromittico, ovvero con acque stratificate che non si mescolano tra loro: un fenomeno raro che crea ambienti chimici e biologici diversi in profondità.

Il lago è noto anche per i suoi colori cangianti. In particolari condizioni climatiche, soprattutto nei mesi invernali, il materiale sedimentoso ricco di ferro risale dal fondo e ossidandosi a contatto con l’aria regala alla superficie sfumature brune e dorate. Un vero spettacolo naturale che racconta l’anima vulcanica del Vulture.

L’ecosistema del Lago Piccolo ospita specie arboree “amanti dell’umidità”, come salici, ontani, sambuchi e frassini, oltre a erbe aromatiche e piante acquatiche come l’Iris giallo e la menta d’acqua. Nelle sue acque nuotano tinche, carpe e persici reali, accanto a specie introdotte come il persico trota, che nel tempo hanno modificato l’equilibrio naturale del lago. Le bolle che spesso increspano la superficie non sono altro che anidride carbonica naturale, residuo dell’antica attività vulcanica del Vulture, un segno tangibile della sua origine millenaria.

Un canale sotterraneo, costruito probabilmente dai monaci benedettini nel XIII secolo, collega il Lago Piccolo al Lago Grande: un ingegnoso sistema idrico creato per evitare l’allagamento dell’istmo e irrigare le coltivazioni. Oggi quel collegamento rappresenta una preziosa testimonianza della sapienza agricola e idraulica del passato.

Il Lago Grande: equilibrio naturale e ricerca scientifica

Poco più in là, il Lago Grande si presenta con una morfologia completamente diversa: meno profondo (circa 38 metri), ma più esteso e dolcemente degradante verso le sponde sud-occidentali. Le sue acque torbide e calme, ricche di vegetazione acquatica, offrono un habitat ideale a molte specie ornitiche e acquatiche.

Lungo le rive crescono canneti, tifeti e fragmiteti che creano cinture verdi perfette per l’avifauna locale: svassi maggiori, aironi cenerini, porciglioni, tarabusini e persino la rara cicogna nera, che qui ha trovato un ambiente ideale per la nidificazione.

Il Lago Grande rappresenta anche un laboratorio naturale per la ricerca scientifica. I suoi fondali conservano strati di sedimenti, pollini e ceneri vulcaniche che raccontano 140.000 anni di storia climatica e geologica del Vulture. In questi depositi è stata persino ritrovata la cenere dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che distrusse Pompei ed Ercolano: una straordinaria testimonianza dell’intreccio tra la storia umana e quella naturale. Oggi università e centri di ricerca europei (tra cui Francia, Svizzera e Germania) conducono carotaggi e studi per comprendere l’evoluzione del clima e degli ecosistemi dell’Italia meridionale.

Il lago è noto anche per un evento raro ma documentato: l’eruzione limnica del 1810, descritta dal prelato Paolino Tortorella da Matera. In quell’occasione, una massiccia liberazione di gas come metano e anidride carbonica, probabilmente innescata da uno smottamento, provocò una violenta emissione di gas dalle acque. È un fenomeno geologico di grande interesse, che testimonia ancora una volta la natura viva e dinamica del Vulture.

Attorno ai Laghi di Monticchio si sviluppa oggi un’area di alto valore naturalistico, protetta dal Parco Naturale Regionale del Vulture, che tutela flora, fauna e paesaggi unici. Le acque e i boschi che circondano i laghi ospitano lontre, aironi, cormorani, rane, tritoni e salamandre, offrendo agli amanti della natura percorsi di trekking, birdwatching e fotografia naturalistica.