LA FAMIGLIA LANARI

In un’epoca in cui l’Italia cercava di ritagliarsi un ruolo importante vicino alle altre grandi potenze europee, in una sperduta area del Mezzogiorno prendeva forma un grande e innovativo progetto di sviluppo territoriale.

Nel 1892 la Società in accomandita Annibale Lanari e Compagni acquistò la parte rimasta invenduta della Tenuta di Monticchio (5340 ha). La famiglia Lanari era di origine marchigiana, di Varano, (un piccolo paesino rurale della provincia di Ancona) e da sempre impegnati nel settore delle costruzioni. Erano imprenditori attenti che sapevano investire in maniera oculata. Negli anni a cavallo fra il 1875 e il 1885, si stava realizzando la rete ferroviaria lungo l’Ofanto e i fratellastri Annibale e Ubaldo Lanari erano direttamente impegnati nella direzione dei lavori del tratto ferroviario Benevento-Avellino, vennero a conoscenza della vendita e colsero l’opportunità (forse anche grazie ad un prezzo di favore garantitogli dallo Stato Italiano per il lavoro prestato a servizio delle ferrovie).

All’epoca la Tenuta era un ambiente selvaggio e con vari problemi: Monticchio era ancora il regno del cinghiale e della malaria con un’economia agricola arretrata. I Lanari, con il piglio del capitalista moderno e con investimenti attenti e mirati, riuscirono a trasformare Monticchio in una florida azienda agro-zootecnica. Nello specifico si occuparono di realizzare una centrale idroelettrica per garantire l’illuminazione pubblica, uno stabilimento per l’imbottigliamento delle acque minerali per la loro commercializzazione fuori regione e addirittura all’estero (Europa e America del Nord) sfruttando al meglio il bacino idro-minerario del Vulture, di sviluppare un dettagliato programma per la bonifica dei terreni e mettere a sistema uno stabilimento balneario in stile svizzero (terme), di  migliorare il sistema viario della Tenuta e dintorni, di  introdurre il sistema della rotazione delle colture, di costruire vari poderi nei luoghi in cui vi era una sorgente d’acqua e i terreni erano sufficientemente fertili avviando il sistema mezzadrile per la gestione (assoluta novità per la Basilicata dell’epoca!), di produrre colture specializzate (vigna, barbabietola, frutteti) offrendo servizi quali l’uso del mulino e le trebbiatrici e di effettuare le analisi chimiche dei terreni (era solo il 1895!) affidando l’operazione ad un professore tedesco (il Dr. Frhüling). L’obiettivo era quello di far emergere l’azienda di Monticchio, anche sfruttando la rete ferroviaria lungo l’Ofanto, per darle un nome e renderla riconoscibile fuori dai confini sia regionali che nazionali. Grazie ai loro interventi Monticchio rinacque, risultando uno dei casi più virtuosi del Sud Italia.

I Lanara migliorarono le condizioni di vita dei contadini e coinvolsero coloni locali e famiglie marchigiane scelte in base ad alcune condizioni a loro parere indispensabili: selezionavano le famiglie sulla base della loro attitudine al lavoro, sulla mancanza di tendenza all’alcolismo, sulla fedeltà e attaccamento alla religione cristiana e sull’esperienza maturata nella gestione di fondi agrari.

Alla direzione tecnico-amministrativa della Tenuta affidarono il perito agro-forestale Rocco Buccico, il quale era in carica già dal 1882, e con cui nacque una proficua collaborazione che durò fino allo scioglimento della Società. Egli fornì un aiuto indispensabile e gestì anche:

  • La costruzione dei poderi agricoli;
  • La cura dei pascoli e dell’approvvigionamento di materie prime;
  • Il rimboschimento dei versanti spogli del Vulture con castagni, dando nuova vita al paesaggio.

Questo florido periodo per Monticchio durò fino agli anni del boom economico (anni’50 e ’60) dove profonde trasformazioni della società, il forte richiamo del lavoro in fabbrica e il sogno di migliori e più stabili condizioni economiche portarono ad un inesorabile abbandono dei luoghi. Oggi il paesaggio ancora ci racconta chiaramente la presenza marchigiana a Monticchio nei fabbricati, negli usi, costumi e tradizioni. La comunità marchigiana di Monticchio si è amalgamata con quella lucana ed una bacheca vicino Piazza Lanari a Monticchio Bagni ne ricorda tutti i cognomi, anche come piccola forma di ringraziamento per quanto dato e fatto per il territorio di Monticchio.